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FASI DI DETOSSICAZIONE

Campione biologico: saliva, urina
Uso cronico di farmaci e di pillola anticoncezionale, abuso di alcol e fumo, intossicazioni da metalli tossici, abuso di cibo di produzione industriale, carenze vitaminiche, frequente consumo di carni grigliate, gonfiore addominale, meteorismo, crampi addominali, stipsi, ambiente di lavoro inquinato.

Descrizione
Questo test consente di valutare l’efficienza di una delle più importanti funzioni del fegato: quella della biotrasformazione delle sostanze tossiche, endogene ed esogene. Per la maggior parte dei composti tossici, il processo della loro trasformazione per favorire la successiva escrezione si svolge in due fasi, ognuna caratterizzata da una serie di reazioni biochimiche specifiche:
  • le reazioni di fase I, che sono delle reazioni di ossidazione, e servono per introdurre nel substrato tossico dei gruppi funzionali maggiormente reattivi (generalmente un gruppo – OH)
  • le reazioni di fase II, che sono reazioni di coniugazione e introducono sui prodotti delle reazioni di fase I dei gruppi polari (glicuronato, solfato, glutatione, glicina, metili, acetili, etc.) che conferiscono maggiore idrosolubilità alle sostanze da eliminare. In tal modo possono essere facilmente veicolate in un mezzo acquoso (sangue o bile) ed avviate alla escrezione.
Per valutare l’efficienza del fegato nello svolgere queste reazioni, si utilizzano in dosi ridotte sostanze chimiche di comune reperibilità, come la caffeina, il paracetamolo e l’aspirina, di cui sono noti i percorsi di detossicazione epatica. Il fegato possiede numerosi enzimi che catabolizzano le reazioni di ossidazione (fase I) e coniugazione (fase II).

L’analisi quantitativa dei prodotti risultanti dall’azione degli enzimi epatici su caffeina, paracetamolo ed aspirina, rivela la capacità del fegato di biotrasformare tutte le sostanze che utilizzano gli stessi enzimi. Siccome una delle conseguenze fisiologiche più importanti delle reazioni di fase I è la produzione di specie reattive dell’ossigeno, il test prevede anche la misurazione dei lipidi perossidi urinari per valutare le capacità antiossidanti dell’organismo. La capacità di eliminare la dose-test di caffeina esprime la capacità del fegato di biotrasformare le tossine attraverso le reazioni di fase I. Dopo l’assunzione orale di 200 mg di caffeina, si prelevano 2 campioni di saliva a distanza di 2 e 8 ore.

La concentrazione di caffeina nella saliva è strettamente assimilabile a quella del sangue. La funzionalità delle reazioni di fase II viene testata con il paracetamolo e l’aspirina. Una dose di 650 mg rispettivamente di paracetamolo e di acido acetilsalicilico viene somministrata la sera. I livelli dei diversi prodotti di coniugazione riscontrati nelle urine raccolte il mattino seguente riflettono l’attività degli enzimi di coniugazione (fase II).

Un dato estremamente interessante di questo test è costituito dal rapporto tra reazioni di fase I e fase II. Una diversa velocità tra le due fasi, con prevalenza della fase I, può segnalare la possibilità della formazione di un eccesso di sostanze intermedie reattive non tamponate dalle reazioni di coniugazione, con aumento del rischio di accumulo di sostanze cancerogene.

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