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MINERALOGRAMMA (Analisi minerale tessutale del capello)

Che cos'è il mineralogramma (analisi minerale tessutale)

Il mineralogramma (analisi minerale tessutale) è un'indagine di laboratorio che, utilizzata come un test di screening, permette di valutare i livelli dei minerali essenziali per la salute (macro-minerali o elettroliti, e minerali-traccia) e dei principali minerali tossici eventualmente depositati nell'organismo.
L'uso del mineralogramma per la rilevazione delle sostanze minerali tossiche presenti nell'organismo è stato riconosciuto scientificamente idoneo dall'EPA, Environmental Protection Agency, ente federale americano preposto alla tutela ambientale. Il campione di capelli prelevato dalla zona occipitale o lateroparietale della testa (l'uso di peli prelevati da altre parti del corpo, benché accettabile, rende l'analisi meno standardizzata e la sua interpretazione meno attendibile), limitatamente ai 2-3 cm più vicini al cuoio capelluto, viene inviato in un laboratorio qualificato, selezionato per la professionalità e la qualità della metodologia analitica adottata.



Procedure tecniche di laboratorio
Il materiale da analizzare viene collocato in un bicchiere, in cui vengono introdotti acido nitrico e perossido di idrogeno, per eliminare ogni traccia di componenti organiche del capello.
Per procedere a questo trattamento di mineralizzazione/digestione acida i bicchieri vengono chiusi negli appositi contenitori, tappati e assemblati nel rotore della tecnologia MDR (Microwave Digestion Rotor) che ne assicura l'ermetica chiusura a pressione.
Per sciogliere i capelli viene adottato un mineralizzatore a microonde MLS-1200.
Questo trattamento consente la completa distruzione della matrice organica e il contemporaneo recupero quantitativo della componente minerale del capello, metalli volatili compresi (mercurio, arsenico, selenio).
La soluzione acquosa acida ottenuta dalla mineralizzazione viene sottoposta ad una analisi spettrofotometrica in emissione di plasma.
Lo spettrofotometro, un ICP-AES, in una corrente di argon genera un plasma (una "fiamma" senza combustione) che raggiunge temperature tra gli 8.000 e i 10.000 °C.
In questo plasma viene nebulizzata la soluzione da analizzare.
A questa temperatura, ogni elemento mineralizzato emette una radiazione luminosa con una specifica lunghezza d'onda, che opportunamente misurata consente di determinare presenza e quantità dell'elemento stesso.



L'interpretazione dei dati
I valori così ottenuti vengono elaborati e interpretati seguendo le metodologie e gli schemi ideati dai maggiori studiosi e ricercatori mondiali di mineralogrammi, quali Paul Eck, Lawrence Wilson e David L. Watts.
Il mineralogramma così eseguito ci consente di rilevare:
  • i livelli assoluti dei minerali nutrizionali più importanti, e l'eventuale scostamento, in carenza o in eccesso, dal range di normalità,
  • la eventuale presenza di minerali tossici,
  • i valori dei più importanti rapporti tra i vari minerali nutrizionali, che ci permettono di valutare alcuni fenomeni biologici fondamentali dell'organismo, quali:
    • il funzionamento dei processi ossidativi a livello cellulare: i rapporti tra i vari minerali nutrizionali ci permettono di misurare la velocità delle reazioni di ossidazione, e quindi di produzione energetica, nelle cellule dell'organismo,
    • l'attività del Sistema Nervoso Autonomo, rapportato soprattutto al suo ruolo nella gestione dello stress attraverso la regolazione del sistema endocrino.



Una brochure per illustrare i risultati del test
Una lettura e un'interpretazione basale del mineralogramma ci permettono pertanto di elaborare:
  • la descrizione dell'intervento del Sistema Nervoso Autonomo nella gestione dello stress e nella definizione della individualità metabolica (simpaticotonia - parasimpaticotonia),
  • l'individuazione della tipologia metabolico-ossidativa (lenta o veloce),
  • la valutazione funzionale della ghiandola tiroidea nell'ambito della sua attività di regolazione della produzione energetica,
  • la valutazione funzionale del surrene in risposta agli agenti stressogeni e nei confronti dei processi ossidativi,
  • l'indicazione delle scelte nutrizionali più appropriate per il destinatario del mineralogramma (analisi minerale tessutale),
  • l'elaborazione di uno schema di trattamento con integratori.


Il Sistema Nervoso Autonomo e la sua componente dominante
Il Sistema Nervoso Autonomo, parte del Sistema Nervoso Periferico, convoglia al cervello impulsi sensoriali provenienti dai vasi sanguigni, dal cuore e da tutti gli organi localizzati nel petto, nell'addome e nel bacino.
Questi impulsi spesso non vengono percepiti a livello conscio, ma evocano risposte riflesse o automatiche, che attraverso le fibre nervose efferenti del Sistema Nervoso Autonomo determinano le reazioni appropriate del cuore, dei vasi sanguigni e dei vari organi corporei ai cambiamenti e alle evenienze che tutti gli individui sono destinati a incontrare.
Il Sistema Nervoso Autonomo è costituito da due componenti ben distinte tra loro, e spesso antitetiche: il Parasimpatico e il Simpatico.
In termini fisiologici, il Parasimpatico è deputato alla conservazione e al ripristino delle scorte energetiche, e pertanto causa la riduzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, facilita la digestione e l'assorbimento dei nutrienti e di conseguenza l'escrezione dei prodotti di scarto.
Il Simpatico è invece la componente precipalmente predisposta a intervenire nelle situazioni di pericolo e di emergenza, con una risposta del tipo “flight or fight”, fuggi o combatti. E infatti aumenta la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, sposta il flusso sanguigno dalla regione cutanea e da quella splancnica verso i vasi che irrorano i muscoli, il cuore e il cervello, dilata la pupilla, allarga la sezione delle ramificazioni bronchiali, induce la costrizione degli sfinteri, evoca importanti modificazioni metaboliche, con la mobilizzazione di materiale energetico come il grasso e il glicogeno.
I risvolti metabolici della dominanza simpatica o parasimpatica sono stati oggetto di approfonditi studi lungo tutto il secolo XX, e rappresentano un mirabile esempio di coimplicazione tra sistemi diversi dell'organismo.



I principali sistemi di gestione o management energetico
La tipologia metabolica individuale risulta così determinata dalle correlazioni tra regolazione neuroendocrina modulata dal Sistema Nervoso Autonomo e velocità di ossidazione dei nutrienti a livello cellulare.
Il Sistema Nervoso Autonomo indirizza il metabolismo (inteso come l'insieme delle reazioni biochimiche e biofisiche che avvengono a milioni in ogni istante nell'organismo) secondo le esigenze del rapporto con l'ambiente esterno, che può essere improntato all'emergenza e all'aggressività, oppure al riposo e al recupero.
Il sistema ossidativo riguarda la velocità con cui i nutrienti vengono trasformati in energia a livello cellulare, cioè accelera o rallenta le reazioni della glicolisi, della beta-ossidazione, i processi del circolo di Krebs e della catena mitocondriale di trasporto degli elettroni.
La velocità di ossidazione è regolata da un pool ormonale di controllo, in particolare dagli ormoni tiroidei e surrenalici.



La simpaticotonia
(Rapporto Calcio/Fosforo inferiore a 2,6:1)
La prevalenza del tono simpatico ci prefigura un atteggiamento più aggressivo dell'organismo, pronto alle reazioni di combattimento o di fuga, entrambe bisognose di un buon supporto energetico.
Questa condizione ci richiama il modello della fase di allarme nella risposta allo stress.
Di fronte a una situazione stressante acuta, l'organismo risponde con un aumento della secrezione ormonale surrenalica, e precisamente di catecolamine (adrenalina, nor-adrenalina) e di mineralcorticoidi (aldosterone).
L'ipersecrezione aldosteronica porta ad un aumento della ritenzione di sodio e di acqua, con aumento della volemia e della pressione arteriosa.
Nel mineralogramma (analisi minerale tessutale) questa reazione comporta un aumento del livello tessutale di sodio, sia in termini assoluti che in relazione ai livelli di potassio.
L'ipersecrezione di adrenalina, oltre agli effetti sulla contrazione cardiaca, sulla frequenza del respiro, sul tono vascolare, sulla pressione arteriosa, sui muscoli erettori del pelo, sulla sudorazione, ecc., comporta tutta una serie di modificazioni metaboliche, finalizzate a garantire agli organi più coinvolti nella risposta “fight or flight” (muscoli, cuore, cervello) un'adeguata fornitura di energia prontamente disponibile, ossia soprattutto di glucosio.
E infatti l'azione metabolica dell'adrenalina è indirizzata all'incremento della glicemia attraverso l'avvio imperioso della glicogenolisi (in antagonismo con l'insulina), e alla fornitura di ulteriore materiale energetico attraverso la stimolazione della lipolisi.
Dalla lisi dei trigliceridi depositati nel tessuto adiposo si liberano acidi grassi da demolire attraverso la beta-ossidazione e il ciclo di Krebs, con produzione finale di ATP.
In seconda istanza, l'organismo rallenta la secrezione di catecolamine e di aldosterone, e passa ad incrementare la produzione di glucocorticosteroidi (soprattutto cortisolo), che sono appunto definiti gli ormoni dello stress cronico. L'azione metabolica del cortisolo è anch'essa finalizzata a garantire un'adeguata fornitura di glucosio, però soprattutto attraverso la gluconeogenesi, oltre che con la lipolisi. La stimolazione simpatica coinvolge anche l'altra ghiandola endocrina responsabile dell'aumento di energia disponibile per le controreazioni all'agente stressogeno: la tiroide.
Se gli ormoni surrenalici mettono a disposizione dell'organismo una maggior quantità di combustibile (glucosio, acidi grassi), quelli tiroidei aiutano l'organismo a utilizzare al meglio tale materiale, ottimizzandone la combustione e facilitando quindi la produzione di ATP.
Una delle funzioni dell'ormone tiroideo pare essere appunto quella di agire sul livello del citocromo C nella catena respiratoria mitocondriale, nel cuore della produzione energetica cellulare. I coenzimi FMN e FAD, costituenti della vit. B2 o riboflavina, che svolgono un ruolo essenziale nel processo di produzione mitocondriale di energia, vengono prodotti da una reazione che richiede l'enzima flavokinasi, controllato dall'ormone tiroideo.



La parasimpaticotonia
(Rapporto Calcio/Fosforo superiore a 2,6:1)
Quando a prevalere risulta essere la branca parasimpatica del Sistema Nervoso Autonomo, tutto l'apparato di produzione energetica dell'organismo tende a subire un rallentamento, e cominciano a prendere il sopravvento i meccanismi di recupero energetico, con esaltazione dei processi di digestione e di assorbimento. Questo è ciò che avviene in condizioni ideali fisiologiche, nell'ambito del normale avvicendarsi delle fasi di prevalenza or dell'una or dell'altra branca del Sistema Nervoso Autonomo, secondo le esigenze contingenti. Spesso però lo stato parasimpaticotonico è indice di un esaurimento delle capacità di reazione dell'organismo, e corrisponde alla terza fase della SAG. Il mineralogramma (analisi minerale tessutale), attraverso i livelli dei minerali e i loro reciproci rapporti, ci dà preziosi ragguagli sulla concomitanza o meno di rallentamenti della funzionalità delle ghiandole energetiche, singolarmente o in associazione, come vedremo in seguito, consentendo una correlazione con le fasi della SAG, di resistenza o di esaurimento. Tale rallentamento della produzione energetica, in una delle due ghiandole o in entrambe, può riflettersi in un più vasto rallentamento metabolico che rischia di inficiare l'equilibrio globale dell'organismo.



La velocità di ossidazione, attività di surrene e tiroide
Il rapporto Ca/K e l'attività tiroidea a livello cellulare
Analizzando la reazione dell'organismo agli agenti stressogeni, si è già visto che essa si traduce sempre in una risposta del tipo “fight or flight”, con attivazione del Sistema Nervoso Autononomo simpatico.
La stimolazione simpaticotonica si accompagna tipicamente ad un aumento della velocità di ossidazione cellulare, con aumento della reattività tiroidea e surrenalica. Tutto ciò può continuare per alcune ore, come pure per giorni, mesi o anni, in base all'intensità dello stimolo.
Nella G.A.S., il primo stadio della risposta, o fase di allarme, comprende anche un'elevata produzione di ormoni tiroidei, che però nelle fasi successive della resistenza e dell'esaurimento tende a d affievolirsi, fino all'instaurarsi di una condizione di ipotiroidismo.
La velocità di ossidazione a livello cellulare può essere valutata attraverso il mineralogramma (analisi minerale tessutale) grazie al valore dei rapporti Ca/K e Na/Mg, espressioni della funzionalità delle ghiandole responsabili della produzione energetica, la tiroide e il surrene.
Una diminuzione dell'attività della ghiandola tiroidea sfugge spesso alla diagnosi clinica, anche perché un eventuale sospetto diagnostico per lo più non viene confermato dai test ematici.
Una persona può avere livelli adeguati di ormone tiroideo circolante nel sangue, e ciononostante denunciare sintomi di ipotiroidismo, perché il T3 circolante non riesce ad esplicare la sua attività a livello "cellulare".
Il mineralogramma (analisi minerale tessutale) può rappresentare un metodo quantitativo semplice per individuare una disfunzione tiroidea, e si avvantaggia della prerogativa di essere un test "cellulare" e di esprimere il livello “medio” degli ultimi tre mesi dell'attività tiroidea (a differenza del dosaggio ormonale ematico, significativo di solo quel preciso istante del prelievo). Il rapporto Ca/K è un buon indicatore dell'attività periferica dell'ormone tiroideo. Un rapporto Ca/K diminuito rispetto all'ideale, con prevalenza percentuale dei valori assoluti del potassio rispetto a quelli del calcio, è generalmente associato a un aumento dell'attività dell'ormone tiroideo a livello cellulare.



Il rapporto Na/Mg e l'attività surrenalica
Nelle sue vaste ricerche sui minerali contenuti nei tessuti corporei, il dr. Paul Eck è giunto alla conclusione che il rapporto Na/Mg nel mineralogramma (analisi minerale tessutale) poteva rappresentare una valida espressione della funzionalità surrenale, e poteva essere utilizzato come indicatore della variazione di velocità ossidativa evocata dal surrene.
La stimolazione simpatica determina un aumento dell'attività surrenalica intesa ad incrementare la velocità di ossidazione cellulare. Ne consegue a livello generale un'aumentata disponibilità di glucosio, grazie all'azione iperglicemizzante di catecolamine e di glucocorticoidi, e a livello renale, in seguito all'elevata produzione corticosurrenale di aldosterone, un aumento della ritenzione di sodio, compensata con l'eliminazione urinaria di pari quantità di potassio. Il livello del sodio al mineralogramma è abbastanza svincolato dal suo contenuto nella dieta. A scarsi livelli di Na nei cibi può corrispondere un elevato valore di Na al mineralogramma (analisi minerale tessutale), come pure a livelli alti di sodio alimentare può associarsi una diminuzione dell'elemento nel mineralogramma.
Il livello di sodio nel mineralogramma è per lo più regolato dall'entità di aldosterone secreto dal corticosurrene. All'aumento della velocità di ossidazione, si accompagna generalmente una diminuzione dei livelli tessutali di calcio e di magnesio, mediata da complesse interazioni metaboliche tra minerali, vitamine (come la vitamina D), ormoni e ghiandole endocrine (tra cui tiroide, paratiroidi e surreni). Na/Mg quindi, nell'intuizione di Eck, assurge a “rapporto surrenalico”, particolarmente in riferimento alla velocità di ossidazione evocata dal surrene, e dunque ad elemento diagnostico differenziale (insieme con il rapporto tiroideo Ca/K) per definire il tipo ossidativo.

Mineralogramma (analisi minerale tessutale), velocità di ossidazione e fase di risposta allo stress

Studiando la teoria delle tre fasi della risposta allo stress elaborata dal dr. Hans Seyle, e confrontandola coi risultati delle ricerche del dr. Gorge Watson sui tipi ossidativi, Paul Eck ha scoperto che era possibile collegare le fasi dello stress alle variazioni della velocità di ossidazione, e ricavarne una valutazione unitaria attraverso il mineralogramma (analisi minerale tessutale).
Secondo quanto afferma Hans Seyle nei suoi libri, e in particolare in “The Stress of Life” del 1956 e in “Stress without Distress” del 1974, lo stress di per sé non è né buono né cattivo, anzi in quantità opportune è essenziale alla vita: il nostro destino altrimenti sarebbe la demineralizzazione della struttura ossea, l'atonia dell'apparato muscolare, l'appiattimento della vita emotiva.
In una parola, la vita perderebbe ogni sapore e non meriterebbe nemmeno di essere vissuta.
Gli agenti stressogeni, di qualunque natura essi siano, fisica (freddo, caldo, sforzo fisico, trauma, inizio acuto di una malattia, ecc.) o psichica (paura, ansia, emozione forte, eccitazione mentale, innamoramento, ecc.), evocano nell'organismo sempre la stessa risposta, che si articola essenzialmente in tre fasi.

La prima fase, secondo la descrizione di Seyle, è definita fase di allarme (“alarm reaction stage”).
L'agente stressante, al primo impatto con l'organismo, evoca l'attivazione dei suoi meccanismi di allarme e di difesa, consistenti in una risposta del tipo “combatti o fuggi” (“fight or flight” response).
La maggior parte degli studiosi oggi concorda nell'identificare nella fase di allarme una risposta simpaticotonica, con stimolazione diretta della zona midollare surrenalica, evocatrice del rilascio di adrenalina in circolo, seguita da una attivazione della zona corticale del surrene mediata dall'ACTH.

La liberazione di adrenalina in circolo determina il susseguirsi di una lunga serie di reazioni biologiche: aumento della velocità e della forza di contrazione del muscolo cardiaco, costrizione dei vasi sanguigni e aumento della pressione arteriosa, dilatazione dei rami bronchiolari, inibizione di alcuni processi non essenziali come l'attività motoria e secretiva gastroenterica, dilatazione della pupilla, effetti metabolici (aumento della lipolisi nel tessuto adiposo, della glicogenolisi epatica e muscolare, del consumo di ossigeno e della produzione di calore).
La stimolazione della corteccia surrenale ad opera dell'ACTH genera la liberazione di mineralcorticoidi e glucocorticoidi, ossia essenzialmente di aldosterone e di cortisolo.

La secrezione di aldosterone (normalmente regolata dalla concentrazione di ioni K extracellulari e dall'angiotensina II) nella fase di allarme viene appunto evocata dalla stimolazione simpatica ma si tratta di una azione “short term”, e non avrebbe possibilità di esplicare effetti biologici, poiché l'aldosterone condivide col cortisolo, con pari affinità, i recettori citoplasmatici delle cellule bersaglio, ma non la concentrazione ematica, centinaia di volte inferiore (secrezione media giornaliera di cortisolo: 25 mg, contro i 100 mcg di aldosterone).
A salvare la situazione ci pensa un enzima espresso dalle cellule–bersaglio dei corticosteroidi, il 11-beta-idrossi-steroide-deidrogenasi, che non ha effetto sull'aldosterone, ma solo sul cortisolo, che viene trasformato in cortisone, dotato di scarsa affinità per il recettore.

L'aldosterone così prodotto, per un periodo limitato ma estremamente efficace, estrinseca la sua potente azione sui tubuli distali del rene, dove stimola la trascrizione del gene codificante la pompa Na-K-ATPasica nelle cellule tubulari epiteliali, aumentando il numero delle pompe del sodio e provocando riassorbimento di sodio e acqua e escrezione di potassio.
In base agli studi del dr. Eck, tutti questi fenomeni biochimici vengono egregiamente riassunti dal rapporto Na/K all'analisi minerale tessutale (mineralogramma). Di norma, un alto livello di sodio nel mineralogramma del capello non è riferibile a suoi elevati quantitativi nella dieta, bensì sta ad indicare una notevole attività aldosteronica. Nella fase di allarme della G.A.S., la stimolazione corticosurrenale porta ad innalzare i livelli di aldosterone, e di conseguenza ad aumentare i livelli del sodio nei capelli (valore normale 24 mg %).
Nella fase d'allarme tendono ad elevarsi nel capello anche i livelli del potassio, che secondo gli studi di Paul Eck sono espressione dell'attività degli ormoni glucocorticoidi.

La secrezione di cortisolo non è così immediata come quella delle catecolamine, e neppure evidenziabile come quella dell'aldosterone, essendo mascherata inizialmente dall'attività dell'enzima 11-beta-HSD.
Essa diventa significativa in un secondo tempo, sì da giustificare l'indicazione del cortisolo come l'ormone tipico dello stress cronico. Il cortisolo esercita un importante ruolo nel mantenimento dell'omeostasi glicemica, finalizzato però più a difendere gli organi nobili come il cervello che non a perpetuare il rifornimento di glucosio ai tessuti muscolari, beneficiari preferenziali dell'azione iperglicemizzante dell'adrenalina. Tant'è che il cortisolo tende ad impedire la captazione di glucosio da parte dei muscoli e del tessuto adiposo, in plateale contrapposizione con l'insulina. Non solo, ma tende anche a smontare i muscoli, favorendo la lisi del materiale proteico muscolare, per ricavare aminoacidi da utilizzare per la sintesi proteica e soprattutto per la gluconeogenesi epatica, così da procacciare nuovo glucosio da spedire nelle periferie "nobili". Il cortisolo favorisce anche l'aumento della lipolisi nel tessuto adiposo, liberando acidi grassi da smontare a fini energetici con la beta-ossidazione e glicerolo da utilizzare nella gluconeogenesi.

La corrispondenza fra fenomeni biochimici della fase d'allarme e i dati del mineralogramma (analisi minerale tessutale) possono essere così riassunti schematicamente:
  • stimolazione simpaticotonica (rapporto Ca/P minore di 2,6:1)
  • aumento della velocità di ossidazione, con iperattività delle ghiandole tiroide (Ca/K minore di 4,2:1) e surreni (Na/Mg maggiore di 4:1, valori singoli di Na e K elevati).

Il rapporto Na/K (valore normale 2,4:1), espressione dell'iperstimolazione corticosurrenale, è elevato, superiore a 2,4:1, senza però superare generalmente il valore di 8:1. Quando diventa molto elevato e supera tale valore, si è probabilmente in presenza di stress super-acuto o di una reazione infiammatoria (Eck).

La fase di resistenza (“resistance stage”) si instaura allorché la strategia di contrapposizione frontale della reazione d'allarme non ha sortito l'effetto sperato, e l'organismo, non potendola sostenere a lungo, si “adatta” a una specie di guerra di logoramento, si predispone a “resistere”. Si riduce l'attività surrenalica, soprattutto quella a carico della regione midollare (catecolamine) e della zona glomerulare del corticosurrene (aldosterone), mentre persiste a livelli sostenuti la sintesi del cortisolo, con ipertrofia della dello strato intermedio, o zona fascicolata, della corticale, deputato alla sua produzione. Al mineralogramma (analisi minerale tessutale), il livello del sodio tende a diminuire (per la diminuzione dell'aldosterone), mentre quello del potassio (espressione dei livelli di cortisolo) rimane su valori più elevati.
Ne risulta una variazione verso il basso del rapporto Na/K, che tende a posizionarsi leggermente sotto il valore di 2,4:1.

Il rapporto Ca/P, che nella fase di allarme staziona su valori bassi in concordanza con le condizioni di marcata simpaticotonia che la caratterizzano, nella fase di resistenza tende a stabilizzarsi su posizioni di maggiore equilibrio, con possibilità di lievi ondeggiamenti in entrambe le aree di regolazione autonomica, seppure con prevalenza per quella parasimpaticotonica.
La velocità di ossidazione si attenua, e possono spesso presentarsi valori minerali e rapporti che corrispondono alla “mixed oxydation rate” di Watson, con tiroide iperfunzionante (Ca/K minore di 4,2:1) e surrene ipoattivo (Na/Mg minore di 4:1), o viceversa. La fase di resistenza può prolungarsi per un periodo più duraturo rispetto a quella di allarme, ma non può certo perpetuarsi all'infinito, e la sovrastimolazione continua dei meccanismi di difesa, senza adeguati periodi di recupero, può condurre a condizioni di malessere caratterizzate da facile affaticamento, incapacità di concentrazione, irritabilità, sonnolenza, ecc. e predisposizione ad ammalarsi.
Livelli di cortisolo elevati e prolungati nel tempo conducono a una depressione del sistema immunitario, con riduzione della risposta infiammatoria, atrofia del tessuto linfatico, diminuzione della produzione di linfociti, di anticorpi, di cellule NK
.
L'organismo, se non riesce a ristabilire le condizioni di equilibrio alterate dalla comparsa dell'agente stressante, a un certo punto non è più in grado di compensare, di adattarsi, e sprofonda nella terza fase della G.A.S.

Nella fase di esaurimento (“exhaustion stage”) l'organismo sperimenta una condizione di “esaurimento surrenalico”, caratterizzato dal crollo delle riserve energetiche e delle difese immunitarie. I surreni non sono più in grado di rispondere alla stimolazione simpatica e ipofisaria, i meccanismi di regolazione del metabolismo glucidico e di fornitura energetica sono inceppati. Minore disponibilità energetica e ridotte capacità difensive immunitarie rendono l'organismo più suscettibile alle malattie, al deperimento fisico e mentale fino al collasso.
Siamo arrivati al crollo delle capacità di adattamento dell'organismo allo stress, a quelle che Selye chiamava “diseases of adaptation”: asma, ulcera, colite, turbe del ritmo cardiaco, ecc. fino ad arrivare a certe forme di cancro.
Al mineralogramma (analisi minerale tessutale), la fase di esaurimento si presenta con una dominanza francamente parasimpaticotonica (CA/P nettamente maggiore di 2,6:1), una velocità di ossidazione molto rallentata evidenziata da marcata ipoattività di tiroide (Ca/P molto al di sopra di 4,2:1) e surrene (Na/Mg decisamente inferiore a 4:1). I livelli singoli di sodio e potassio sono assai scarsi (per la drastica diminuzione di produzione ormonale corticosurrenale). Quando i surreni sono esauriti, il valore del sodio in particolare tende ad abbassarsi, raggiungendo livelli varianti da 1 a 4 mg % (contro i 24 mg % della normalità), e di conseguenza anche il rapporto Na/K tende ad abbassarsi paurosamente, dando luogo alla cosiddetta “inversione” del rapporto.

Un rapporto Na/K inferiore a 1,5:1 indica un franco squilibrio surrenale, e un suo ulteriore abbassamento può accompagnarsi a un deterioramento pericoloso dello stato di salute, perché potrebbe essere il segnale di un danneggiamento della pompa del sodio, o di un eccessivo catabolismo cellulare, con distruzione delle cellule e contemporanea liberazione del potassio in esse contenuto.



Mineralogramma (analisi minerale tessutale) e altri rapporti significativi tra minerali

Il dr. Paul Eck e i suoi più validi collaboratori e continuatori, come il dr. Larry Wilson e il dr. David L. Watts, hanno elaborato una vasta e complessa metodica di interpretazione per i risultati del mineralogramma (analisi minerale tessutale), allargando in tal modo le possibilità di valutazione delle condizioni metaboliche e fisiopatologiche dell'organismo, fino alla individuazione di potenziali tendenze a determinati quadri morbosi.
Alcuni dei rapporti tra i vari minerali evidenziati dal mineralogramma (analisi minerale tessutale) sono già stati analizzati ed utilizzati per valutare la dominanza nell'ambito della regolazione del Sistema Nervoso Autonomo, la funzionalità tiroidea e surrenalica, la velocità di ossidazione, le fasi di risposta allo stress. Eck, Wilson, Watts hanno identificato altri rapporti significativi per valutare determinate condizioni dell'organismo.



Sistema immunitario.
Secondo Paul Eck, l'indicatore più importante per valutare il sistema immunitario è il rapporto Na/K. Una sua inversione, cioè un suo abbassamento sotto il valore 2,4:1, esprime un indebolimento delle difese immunitarie.
Più accentuata è l'inversione, e maggiore è la possibilità di una deficienza immunitaria. La compresenza di un basso valore di Ca/Mg (inversione doppia) aumenta il rischio di defaillance immunitaria. Anche il rame è coinvolto nella funzionalità immunitaria, e suoi livelli troppo alti (maggiori di 10 mg %) o troppo bassi (minori di 1 mg %) sono spesso concomitanti con alterazioni del sistema immune. Troppo rame interferisce col metabolismo dello zinco e favorisce l'ossidazione della vitamina C. Una scarsità di rame può avere riflessi negativi nella produzione energetica, essendo indispensabile in alcune reazioni lungo la catena respiratoria mitocondriale.
Secondo Watts, le condizioni del sistema immunitario sono valutate dal rapporto Fe/Cu (valore ideale 0,8:1). Se tale rapporto tende verso l'alto, e ciò è più probabile nei soggetti iperossidatori o simpaticotonici, nei quali l'elevata funzionalità surrenalica e in particolare l'ipersecrezione di cortisolo porta a una depressione delle funzioni immunitarie, è più facile incorrere in infezioni di natura batterica.
Un rapporto Fe/Cu tendente al basso, quindi con eccesso di rame rispetto al ferro, più frequente nei parasimpaticotonici o negli ossidatori lenti, si può accompagnare a maggiore propensione alle infezioni virali o fungine.
Queste affermazioni di Watts sembrerebbero in contrasto con le teorie di Eck, secondo il quale il rame invece è un'arma efficace contro le micosi, come si evince anche dal suo utilizzo, sotto forma di solfato, per combattere le micosi e altre parassitosi nelle colture agricole, o anche per la disinfestazione delle piscine. Ricordiamoci però che alti livelli di rame nel capello non si traducono automaticamente in una elevata disponibilità del minerale, anzi in genere è vero il contrario. Il rapporto Fe/Cu, se cronicamente sbilanciato, può associarsi a condizioni di anemia, stante la stretta connessione tra livelli di rame e assorbimento del ferro (alcune anemie ferroprive rispondono alla terapia con rame!).



Equilibrio ormonale femminile.
Un corretto funzionamento del sistema ormonale femminile può essere influenzato dal contenuto di minerali dell'organismo, in particolare di rame e zinco.
Il rame è strettamente connesso con la secrezione estrogenica, mentre lo zinco è coinvolto nella sintesi di progesterone. Il rapporto rame/zinco (valore ideale 0,8:1) rappresenta quindi una buona espressione dell'equilibrio tra gli i due ormoni femminili, e la correzione di suoi eventuali sbilanciamenti può costituire un approccio terapeutico a patologie connesse a disarmonie estroprogestiniche.



Funzionalità paratiroidea
La funzione della ghiandola paratiroide, che svolge un ruolo di primo piano nella gestione del metabolismo del calcio e quindi nel contenuto calcico delle ossa, può essere studiata attraverso il rapporto Ca/Mg (valore ideale 7:1). Quando è presente un livello più elevato di Ca rispetto al Mg, siamo di fronte a un aumento funzionale della paratiroide, che viceversa risulta depressa quando a prevalere percentualmente è il magnesio.
Calcio e magnesio sono coinvolti in numerosissimi altri processi metabolici, per cui il rapporto tra i loro livelli può essere utilizzato per monitorare molte altre condizioni dell'organismo. Il rapporto Ca/Mg può fornire informazioni sul grado di tolleranza al glucosio in quanto è direttamente associato alla secrezione insulinica.
Il calcio è necessario per la liberazione dell'insulina a livello pancreatico, mentre il magnesio esercita un'azione antagonista.
Un valore troppo basso (inferiore a 3:1) o troppo alto (superiore a 11:1) indica alterazioni importanti nella biodisponibilità dei due minerali, legata probabilmente a un regime alimentare squilibrato, eccessivamente ricco in carboidrati. In questo come in altri casi, non bisogna mai dimenticare che il mineralogramma (analisi minerale tessutale) indica tendenze, non diagnosi. Lo squilibrio dei rapporti minerali segnala che è presente una tendenza verso la disfunzione metabolica.



Il percorso energetico
Il mineralogramma è uno strumento formidabile per valutare i meccanismi di produzione energetica dell'organismo. I rapporti Ca/P, Ca/K e Na/Mg ci permettono di individuare la branca del SNA dominante, la velocità di ossidazione e il grado di funzionalità delle ghiandole energetiche principali, tiroide e surrene. Il rapporto Ca/Mg ci ragguaglia sulla condizione della tolleranza al glucosio, principale fonte energetica. Ulteriori elementi di valutazione ci vengono forniti dall'analisi dei livelli dei singoli minerali, in quanto molti di essi svolgono ruoli essenziali in determinati passaggi metabolici, e quindi una loro carenza o un loro squilibrio possono permetterci di localizzare il punto esatto di eventuali strozzature lungo la china delle reazioni del metabolismo energetico.
Il calcio svolge una funzione di stabilizzazione della membrana cellulare, e un suo eccesso nei tessuti molli possono alterare la permeabilità della membrana, interferendo con la trasduzione dei messaggi ormonali e con gli interscambi nutritivi.
Il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni lungo il percorso della produzione di energia, e una sua mancata disponibilità, indicata da carenza o da eccesso nell'analisi, potrebbe avere conseguenze devastanti.
Il sodio svolge un ruolo essenziale, essendo centrata su tale minerale la pompa del sodio, ossia il più importante meccanismo del metabolismo cellulare (è quello che consuma maggiore energia: 25% del consumo di ATP in condizioni di riposo, con punte del 70% nelle cellule nervose).
Il potassio collabora col sodio nelle reazioni della Na-K-ATPasi, o pompa del sodio, ed inoltre è indispensabile per la trasmissione del messaggio ormonale tiroideo alle cellule.
Manganese, ferro e rame sono coinvolti nel sistema di trasporto degli elettroni, dove si produce la maggior quantità di ATP.
Lo zinco è necessario per la produzione degli enzimi digestivi e per la sintesi di tutte le proteine.
La presenza infine di minerali tossici, quali il cadmio, il mercurio e il piombo, potrebbe interferire con la produzione di energia, spiazzando i minerali fisiologici dai siti di legame enzimatici.



Mineralogramma (analisi minerale tessutale) e minerali tossici

Il mineralogramma è uno dei pochi strumenti a disposizione per rilevare l'eventuale presenza di minerali tossici nell'organismo umano.
Una relazione del 1980 dell'Environmental Protection Agency americana già riconosceva la validità dell'analisi minerale tessutale come metodica per il monitoraggio biologico dei metalli tossici nei tessuti corporei.
La stessa relazione confermava i risultati di altri studi, che avevano dimostrato la maggior idoneità del mineralogramma (analisi minerale tessutale) a valutare l'esposizione a minerali tossici rispetto alle ricerche eseguite su materiali biologici come il sangue o le urine. Il riscontro di minerali tossici a un singolo mineralogramma non è riferibile a un'esposizione definita, in quanto la loro presenza potrebbe risalire a un'esposizione avvenuta anche molti anni addietro.
I minerali tossici, una volta penetrati nell'organismo, tendono a depositarsi in tessuti di deposito, specie in quello adiposo, e a rimanervi fino a che non viene instaurata una terapia di rimozione. L'esecuzione seriale di diversi mineralogrammi distribuiti nel tempo ci permettono di monitorare i processi di disintossicazione dell'organismo. Un iniziale aumento dei livelli di metalli pesanti nelle seguenti analisi minerali tessutali non significa necessariamente un incremento di esposizione, ma potrebbe essere appunto in relazione ai processi di rimozione avviati.



Il mineralogramma (analisi minerale tessutale) di Functional Point : il KRINISTEST

Il mineralogramma, grazie agli studi e alle ricerche di scienziati del calibro di Paul Eck, Lawrence Wilson e David L. Watts, si è sviluppata fino a diventare un originale e affidabile strumento di valutazione delle condizioni nutrizionali dell'organismo.
Analizzando i livelli di alcuni minerali importanti quali il calcio, il magnesio, il sodio e il potassio, e soprattutto i rapporti tra i loro valori, è diventato possibile determinare la velocità dei processi ossidativi cellulari.
La velocità ossidativa, insieme con altri parametri ricavabili dall'analisi, come l'individuazione della branca prevalente del Sistema Nervoso Autonomo, simpatica o parasimpatica, ha permesso di elaborare la definizione della tipologia metabolica e la valutazione della gestione dello stress.
A distanza di 40 anni dalle prime elaborazioni dell'analisi minerale tessutale del capello (mineralogramma), è arrivato il momento di adeguare questo formidabile strumento di screening nutrizionale alle conoscenze attuali, soprattutto riguardo al complicato intreccio degli effetti metabolici dei principali ormoni coinvolti nella gestione delle reazioni biochimiche cellulari. L'evoluzione nelle conoscenze intorno alle reciproche implicazioni tra componenti psichiche, nervose, endocrine e immunitarie (PNEI) dell'organismo imponeva l'esigenza di interfacciarle con le sue condizioni nutrizionali.
Il dottor Luigi Bergamelli, opinion leader dello staff scientifico di Functional Point, ha elaborato una rivoluzionaria metodologia di interpretazione dell'analisi minerale tessutale del capello (mineralogramma) che, partendo dai principi interpretativi fissati dai "padri" del test mineralografico, giunge a definire il ruolo e gli effetti dei principali ormoni regolatori del metabolismo, nella fattispecie insulina, adrenalina e cortisolo, nell'ambito di una nuova classificazione delle tipologie metaboliche, assolutamente innovativa e in linea con le conoscenze più avanzate.
Per ognuna delle nuove tipologie metaboliche individuate, viene proposta una strategia nutrizionale personalizzata, basata sulle acquisizioni della nutrigenomica.
Questa è una nuova scienza generata dalle ricerche sulla decodificazione del genoma umano, e finalizzata a regolare in modo ottimale l'espressione genica attraverso una nutrizione adeguata. Accanto a questa chiave di lettura assolutamente originale e innovativa, che differenzia il mineralogramma (analisi minerale tessutale) di Functional Point da ogni altra analisi del capello esistente, KRINISTEST contempla la possibilità di determinare i livelli dei minerali tossici eventualmente presenti nell'organismo provenienti dall'ambiente (cibo, aria, acqua, esposizioni professionali). Tale misurazione consente allo staff scientifico di Functional Point di identificare un percorso di disintossicazione efficace e naturale.


KRINISTEST, oltre ad essere formato da un'ampia documentazione relativa ai livelli minerali misurati e alle tendenze patologiche probabilisticamente correlate con il cronicizzarsi degli eventuali squilibri riscontrati, comprende l'indicazione delle scelte nutrizionali più appropriate per il destinatario dell'analisi e l'elaborazione di uno schema di trattamento con integratori.


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