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INTEGRATORI - CISTITE, PROSTATITE ED INFEZIONI DELLE VIE URINARIE

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CRANBERRY
ANTIADESIONE E INFEZIONI URINARIE (CISTITE E PROSTATITE): IL PUNTO SULLE CONOSCENZE SCIENTIFICHE


Cistite e prostatiteArgomenti trattati:
Le infezioni delle vie urinarie (cistite e prostatite) sono una patologia ricorrente. La cura con gli antibiotici è l'approccio generalmente utilizzato, ma sempre meno soddisfacente a causa della resistenza sviluppata dai batteri.

Le infezioni delle vie urinarie (IVU) (cistite e prostatite)

GENERALITÀ
Qualche dato

Ogni anno in Italia sono diagnosticati più di quattro milioni di casi di IVU (cistite e prostatite) di cui due milioni recidive (più di quattro infezioni all'anno). Esse sono seconde solo a quelle dell'apparato respiratorio e rappresentano il tipo di infezione più frequentemente acquisita in ambito ospedaliero. Le infezioni urinarie incidono con diversa frequenza nei due sessi (cistite nelle donne e prostatite negli uomini) e nelle diverse età della vita, costituiscono da sole il 25% della patologia dei primi due anni di vita ed il 16% di tutta la patologia pediatrica. Una donna su due avrà almeno una cistite nell'arco della sua vita.

Che cos'è un'infezione urinaria (cistite e prostatite)?
Si definisce infezione delle vie urinarie il reperto di una batteriuria significativa accompagnata o meno da una sintomatologia clinica. Una batteriuria è significativa quando la conta dei microrganismi è superiore o uguale a 10 alla quinta colonie per ml di urine. Gli agenti etiologici delle infezioni urinarie sono nella quasi totalità dei casi batteri. Le IVU possono manifestarsi sotto forma di cistite, di prostatite o di pielonefrite. La cistite è la forma più ricorrente di IVU.
Essa può manifestarsi in forma semplice o recidiva.

  • La cistite semplice riguarda prevalentemente le donne. Non presenta anomalie urologiche e non si è manifestata nei precedenti tre mesi.
  • La cistite recidiva è tale quando si manifesta almeno quattro volte all'anno.
La prostatite è una forma infettiva della prostata che colpisce dal 20 al 50% degli uomini nel corso della vita. La pielonefrite è un'infezione batterica a carico di reni e pelvi renale. Le vie urinarie sono normalmente sterili. La loro contaminazione avviene per lo più per via ascendente. Le donne sono più esposte a contrarre la cistite a causa di un'uretra più corta e della sua prossimità all'ano. I batteri che penetrano nell'uretra colpiscono la vescica. Essi aderiscono alla parete e prolificano dando vita così alla cistite e alla prostatite.

Quali sono i segnali?
I sintomi caratteristici della cistite sono:

  • bruciori durante l'urinamento, soprattutto alla fine della minzione
  • pollachiuria (bisogno frequente ed impellente di urinare)
  • urine torbide (presenza di leucociti)

Una temperatura corporea elevata e dolori basso lombari possono essere indice di un parenchima renale che segnala la pieolonefrite. Questa è un'urgenza medica che deve essere trattata con un antibiotico idoneo, il più urgentemente possibile.

Quali sono i fattori predisponenti?
Attività sessuale
Nella donna la cistite è frequentemente indotta da rapporti sessuali
. Durante il rapporto sessuale il condotto urinario uretale è ampiamente aperto e ciò facilita la risalita di germi verso la vescica. L'assenza di minzione e di pulizia anteroposteriore dopo il coito, spesso favorisce l'apparizione dell'infezione.

Igiene corporale
La mancanza di igiene intima, in particolare per le donne, è un fattore predisponente alla cistite. Che sia eccessiva (docce vaginali, pulizia troppo frequente con sapone non adatto...), insufficiente o non adatta (assenza di pulizia anteroposteriore, ...), provocano la colonizzazione e la prolificazione dei batteri favorendo l'insorgenza dell'infezione.

La menopausa
La modificazione dell'acidità vaginale
causata dalla diminuzione naturale degli ormoni (estrogeni) e della secrezione vaginale dopo la menopausa, favoriscono la colonizzazione e la prolificazione dei batteri. In più, il prolasso della vescica provoca invaginazioni che sono all'origine di stasi propizie alla cistite.

La gravidanza
Le modificazioni ormonali tipiche della gestazione sono responsabili della maggiore predisposizione alla cistite in gravidanza. L'aumento del progesterone diminuisce il tono dell'uretere e dell'uretra alterandone la normale peristalsi. Si aggiunge a ciò la ricchezza nelle urine di substrati nutritivi per i germi. Una batteriuria asintomatica è presente nel 2-8% delle donne gravide; se non monitorata può complicarsi con una pielonefrite acuta nel 15-45% dei casi.
In gravidanza, cistiti non trattate si associano a gravi complicanze materne e fetali: aborto, riduzione del peso del nascituro, rottura prematura delle membrane, parto pretermine.

Utilizzo di cateteri
L'utilizzo di cateteri è un rischio importante di contaminazione della vescica a causa dello sviluppo di biofilm attorno alle pareti degli stessi.

Altri fattori
Il diabete, la modificazione della flora vaginale (antibioterapia, utilizzo di spermicida o del diaframma), reflusso vescico-uretrale, la presenza di calcoli renali e della vescica, sono altri fattore predisponenti alla cistite e alla prostatite.

Quali sono le persone colpite dalla cistite e dalla prostatite?

  • Le donne nel periodo di attività sessuale
  • I portatori di handicap e/o i neurolesi
  • Le persone anziane
  • Gli uomini dopo i 40 anni
  • Le donne in gravidanza
  • I diabetici
  • I bambini (reflussi urinari, malformazioni, cistite scolastica)

LA TERAPIA CLASSICA
Il trattamento classico
Il trattamento più diffuso della cistite e della prostatite sono gli antibiotici, in monodose o per tre giorni (periodo più lunghi generalmente non vengono prescritti per il rischio accresciuto di una recidiva). La prescrizione viene preceduta da un esame con striscia reattiva che conferma un tasso anomalo di leucociti e di nitriti nelle urine. Insieme alla prescrizione degli antibiotici vengono forniti suggerimenti igienici e nutrizionali: bere molto, svuotare la vescica regolarmente, pulizia accurata anteroposteriore e minzione dopo il coito. In caso di recidiva, l'utilizzo di antibiotici in modo regolare (una volta alla settimana) è frequente. Ciò non è sempre ben accettato dai pazienti per gli effetti secondari e induce un rischio elevato di sviluppare nei batteri la resistenza agli antibiotici.

Verso una strada terapeutica senza uscita?
I più affermati specialisti concordano che:
"La prolungata mancanza di inserimento nel mercato di nuove famiglie di antibiotici, associata alla resistenza sviluppata dai microbi, ci impone cautela nel prescrivere antibiotici e di sviluppare un altro approccio sostitutivo, per la cura delle infezioni benigne delle basse vie urinarie."

Il batterio E.coli presenta resistenze crescenti verso gli antibiotici utilizzati dalle donne che soffrono di cistite [Gupta K, Scholes D, Stamm WE. Increasing prevalence of anti-microbial resistance among uropathogens causing acute uncomplicated cystitis in women. JAMA 1999; 281 (8): 736-8]

D'altra parte gli effetti secondari provocati dall'utilizzo ripetuto di antibiotici sono in continuo aumento e rappresentano sempre più una fonte di ulteriori complicazioni di salute. Infine l'assunzione di antibiotici non è possibile in alcune situazioni (per esempio donne in gravidanza).
In ogni caso è consigliato rivolgersi al proprio Medico curante o ad uno specialista che saprà consigliare la soluzione migliore.
Cistiti e prostatiti acute devono necessariamente essere trattate con antibiotici, rigorosamente prescritti dai Medici, che grazie alla loro competenza sapranno indicare i dosaggi idonei alle singole esigenze.

ESCHERICHIA COLI
Carta di identità
L'Escherichia Coli è un bacillo Gram-negativo anaerobo della famiglia degli enterobatteri. Fa parte della flora intestinale dell'uomo.

E.coli e l'infezione urinaria
Quando l'E. Coli risale l'uretrea, diventa patogeno.

L' E. Coli è il batterio responsabile di circa il 90% dei casi di cistite recidiva. Presenta molti tipi di fimbrie (appendice di natura proteica), ma solo la P-fimbria esprime la sua patogenicità (contrariamente alle fimbrie di tipo 1) [Dowling KJ, Roberts JA, Kaack MB. P-fimbriated Escherichia coli urinary tract infection: a clinical correlation. South Med J 1987; 80: 1533-6]

Il meccanismo di adesione
L'infezione è provocata dall'adesione dell'E. coli all'epitelio del tratto urinario. L'adesione permette ai batteri E. coli di risalire l'uretrea fino ad aggredire la vescica. Agganciandosi ai recettori glicoproteici dell'epitelio l'eliminazione attraverso il flusso urinario non è possibile.
L'E. coli è dotato di appendici chiamate fimbrie, all'estremità delle quali si trovano delle molecole chiamate adesine. Tali adesine permettono all'E. coli di legarsi ai ricettori glicoproteici uroepiteliali [Beachey EH. Bacterial adherence: Adhesin-receptor interactions mediating the attachment of bacteria to mucosal surfaces. Infect. Dis. 1981; 143, 325-345]

Cranberry e le infezioni urinarie
Il cranberry è stato utilizzato dagli Indiani del Nord America. Questo frutto selvatico raro che chiamavano Atoka, era apprezzato per i suoi effetti benefici come disinfettante delle piaghe, come riduttore dei dolori provocati dalla digestione e per l'igiene della bocca e dei denti. La sua azione sui problemi urinari è conosciuta da molto tempo.

PRESENTAZIONE DEL FRUTTO
Il cranberry è un piccolo e rotondo frutto rosso, dal gusto acido e astringente a causa dell'alto tenore di tannini (polifenoli). Misura da 1 a 2 cm. di diametro. Il cranberry fa parte della famiglia delle Ericacee e il suo nome botanico è Vaccinium macrocarpon. Cresce solamente nell'America del Nord. Oggigiorno è coltivato in appezzamenti di terreno che hanno la caratteristica di poter essere inondati. Le bacche mature staccate dalla piantina con particolari attrezzature, risalgono in superficie dove vengono raccolte.

IL MECCANISMO DI AZIONE
Il cranberry è studiato per l'azione preventiva delle IVU da circa 100 anni.
In passato si considerava come meccanismo di azione favorevole del cranberry l'acidificazione delle urine, attraverso gli acidi organici contenuti nel frutto. Successivamente si è dimostrato che l'azione positiva consiste nel potere antiaderente esercitato sui batteri. Il meccanismo preciso per il quale il cranberry impedisce l'adesione dei batteri non è ancora del tutto noto, sebbene certi meccanismi sono stati già dimostrati e nuove ricerche offrano delle prospettive interessanti. Nel 1998 è stato dimostrato che il cranberry agisce sulle P-fimbrie secondo meccanismi descritti da Howell. Si è notato che le adesine permettevano al batterio E. coli di agganciarsi all'ureoepitelio secondo un'associazione specifica legante-ricettore. I componenti del cranberry agendo come un recettore analogo, inibiscono in modo competitivo l'adesione dell'E. coli fissandosi alle estremità delle fimbrie. Più recentemente altri meccanismi sono stati dimostrati.
Più precisamente:
una riduzione della lunghezza e della densità delle P-fimbrie, ma anche una inibizione della loro sintesi che porta, per esposizioni prolungate, ad una sparizione totale delle adesine.
una deformazione di tipo allungato dei corpi cellulari del batterio.
Queste trasformazioni diminuiscono la capacità dell'E. coli di aderire alle pareti epiteliali.

COMPONENTI ATTIVI
E' stato nel 1998 che i componenti del cranberry, responsabili dell'inibizione dell'adesione dei batteri, sono stati individuati da Howell. Si tratta di molecole chiamate proantocianidine (PAC) o tannini concentrati di tipo A. I PAC sono molecole della famiglia dei polifenoli. Alcuni frutti (ad esempio mela, uva), il thé o il caffè contengono PAC, meglio conosciuti con il nome di OPC (oligoproantocianidine), caratterizzati da un singolo legame e non possiedono alcuna capacità antiadesiva batterica. Per questo il cranberry è un frutto unico possedendo un'elevata quantità di PAC di tipo A, le sole componenti che possiedono un'attività antiadesiva riconosciuta come coadiuvante nella riduzione delle cistiti e delle prostatiti. Infine uno studio recente ha dimostrato che proprietà antiadesive delle PAC contenute nel cranberry è valida per tutti i ceppi di E. coli che siano o no resistenti agli antibiotici.

L'EFFICACIA DEL CRANBERRY E' RICONOSCIUTA UFFICIALMENTE
Nel 2004, su iniziativa della società Pharmatoka, produttrice di Urell® l'Agence Française de Sécurité Sanitaire des Aliments (AFSSA) pubblica un parere favorevole sul cranberry: "contribuisce a diminuire l'adesione di certi batteri Escherichia coli sulle pareti delle vie urinarie"
Si trattava del primo riconoscimento ufficiale del cranberry nell'interesse del consumatore, nell'ambito della diminuzione delle IVU (cistite e prostatite).
Nelle sue conclusioni l'AFSSA sottolineava due elementi essenziali:
  • utilizzo del solo frutto Vaccinium macrocarpon, in quanto possiede un effetto antiadesione validato
  • l'assunzione di una quantità giornaliera minima di 36 mg di PAC è richiesta per ottenere l'effetto fisiologico.
In effetti nelle sue affermazioni l'AFSSA si basa su molti studi, in particolare quello di Avorn (1994), nel quale i soggetti partecipanti hanno consumato 300 ml di una bevanda contenente 36 mg di PAC. Questo dosaggio è diventato un riferimento per gli integratori alimentari efficaci, destinati alle persone soggette a cistiti recidive.

"Il consumo quotidiano di succo di Vaccinium macrocarpon (contenente 36 mg di proantocianadine) porta ad una riduzione della frequenza delle infezioni urinarie causate da certi E. coli uropatogeni, che presentano delle P-fimbrie, nella popolazione femminile adulta. Questa azione è ugualmente esercitata da una polvere di Vaccinium macrocarpon incapsulata"

In conclusione, gli studi condotti in molti anni hanno confermato l'utilità del consumo di cranberry nei casi di IVU (cistite e prostatite).

Cistite prostatite
Urell® : l'efficacia ottimale
  • il dosaggio efficace di PAC pari a 36 mg
  • l'utilizzo del frutto migliore: il Vaccinium macrocarpon
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Cistite Prostatite
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