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Detossicazione Epatica

Tutte le patologie correlate a stati di intossicazione (abuso di farmaci, alcool e fumo, disturbi da carico tossico alimentare e ambientale, sensibilità chimica multipla, alcune forme di autismo e di disturbi del comportamento).

Uno dei punti cruciali per la salute e per il corretto funzionamento dell'organismo è rappresentato dai processi della detossicazione epatica.

La validità di questa affermazione si è ulteriormente rafforzata negli ultimi decenni, con l'esplosione planetaria del problema dell'inquinamento ambientale, e con la diffusione di un approccio all'alimentazione fondato sui prodotti dell'industria alimentare, quanto di più lontano dall'alimentazione “ naturale” dell'uomo così come elaborata nel tempo dall'evoluzione.

L’esposizione a sostanze chimiche nel proprio ambiente di lavoro o in ambito domestico, così come l’uso significativo di farmaci, quando sono associati a sintomi clinici quali:

  • disbiosi intestinale, parassitosi
  • disturbi della funzione cognitiva
  • aumento della sensibilità a xenobiotici come i pesticidi, composti organofosforici, farmaci
  • ipersensibilità agli odori
  • disturbi degenerativi ai capelli, alle unghie, alla pelle, alle membrane mucose, alla funzione riproduttiva
  • sindrome di Gilbert
  • fatica cronica

possono prefigurare un carico tossico elevato o un’insufficienza della funzione detossificante del fegato.

Eliminazione delle tossine

Le sostanze tossiche potenzialmente dannose per l'organismo umano originano sia dall'ambiente esterno che dall'interno dell'organismo.

Tra le tossine endogene si possono annoverare i prodotti di scarto delle reazioni metaboliche e quelli della degradazione di ormoni, mediatori, neurotrasmettitori; i frammenti delle pareti cellulari dei batteri intestinali in disfacimento; i sottoprodotti dei processi digestivi, e così via.

Tra le sostanze tossiche di provenienza esterna possiamo citare i metalli tossici, le sostanze chimiche prodotte ex novo dall'uomo (farmaci, pesticidi, erbicidi), le sostanze tossiche presenti nei contenitori e negli involucri di plastica (ftalati), gli additivi alimentari (conservanti, coloranti, etc), i gas di scarico, i prodotti liberati dalla combustione del petrolio e del carbone, le sostanze tossiche contenute nel fumo di sigaretta.

La maggioranza di queste sostanze tossiche è caratterizzata dall'affinità per i grassi, e questa lipofilia ne impedisce il trasporto nei reparti acquosi dell'organismo, come il sangue, ostacolandone l'eliminazione e favorendone al contempo il deposito nei tessuti adiposi.

Il fegato è in grado di favorire l'idrosolubilizzazione delle tossine, rendendole meno tossiche e veicolandole nel comparto ematico (con susseguente eliminazione attraverso le urine ) o nel secreto biliare (con eliminazione per via fecale).

L'attività detossificante del fegato si realizza attraverso due serie di reazioni, dette di fase I e fase II.

Le reazioni di fase I sono sostanzialmente reazioni di ossido-riduzione, con inserimento di atomi di ossigeno nelle tossine, che diventano più idrosolubili, ma temporaneamente possono essere più reattive e quindi dannose.

È fondamentale che i metaboliti intermedi provenienti dalle reazioni di fase I vengano prontamente neutralizzati attraverso reazioni di coniugazione di fase II, perché molto spesso sono più reattivi e dannosi delle sostanze di partenza.

Attraverso le reazioni di fase II le tossine diventano completamente idrosolubili e quindi vengono riversate nel sangue o nella bile per l'eliminazione.

La caratteristica più significativa di queste reazioni della detossicazione è costituita dal fatto che gli enzimi catalizzatori della fase I sono inducibili, e quindi aumentano di numero con l'incrementarsi delle tossine, mentre gli enzimi delle reazioni di fase II non solo non sono inducibili, ma addirittura possono essere ridotti e rallentati dalla presenza delle tossine.

In una condizione di intossicazione si apre quindi una forbice tra l'attività delle reazioni di fase I, incrementate, e quella delle reazioni di fase II, inibite, che porta a un considerevole aumento della presenza di intermedi reattivi dannosi, che vanno ad aggiungersi ai radicali liberi fisiologicamente prodotti dalle reazioni di ossido-riduzione di fase I.

Neutralizzazione dei radicali liberi

Le reazioni ossidative di fase I sono tra le maggiori sorgenti fisiologiche di radicali liberi dell'organismo, insieme con i processi biochimici della produzione energetica mitocondriale e i meccanismi difensivi dei neutrofili e dei macrofagi.

Le specie reattive dell'ossigeno generate dalle reazioni di fase I e i metaboliti intermedi biotrasformati originati dalle medesime reazioni possono determinare un deterioramento delle strutture e della funzionalità delle cellule epatiche.

Gli acidi grassi polinsaturi delle membrane cellulari possono subire gli attacchi destrutturanti dei radicali liberi, compromettendo le loro funzioni biologiche.

Tra le strutture interne alla cellula epatocitaria, le prime ad essere colpite sono le membrane del reticolo endoplasmatico, a cui sono legati gli enzimi Cyp450, che quindi vengono destabilizzati nella loro funzione proprio dalle specie reattive dell'ossigeno che hanno contribuito a creare con le reazioni ossidative di fase I.

Altre strutture intracellulari che possono venire attaccate sono il DNA mitocondriale e il DNA nucleare, con compromissione della produzione energetica epatocitaria nel primo caso, e alterazioni nei processi di sintesi proteica e di controllo dei meccanismi replicativi nel secondo.

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