È consuetudine definire l’invecchiamento come una progressiva alterazione della struttura e delle funzioni di tutti gli organi ed apparati, che si manifesta fin dall’età adulta praticamente in tutti gli esseri viventi, e che si associa ad una ridotta capacità di rispondere agli stress ambientali ed a un aumento della probabilità di andare incontro a malattie spesso degenerative.
I più affermati ricercatori ritengono che le alterazioni causate dall’invecchiamento siano conseguenza dello sbilanciamento tra gli effetti dei fattori responsabili del danno biologico, di natura endogena (prodotti dal metabolismo: i radicali tossici dell’ossigeno, detti anche ROS) ed esogeni (ad esempio la luce per il fotoinvecchiamento cutaneo o le polveri fini per l’invecchiamento del polmone) e l’efficacia dei processi riparativi. Tanto più grande è questo sbilanciamento, tanto più rapido sarà l’invecchiamento.
Per effetto del divario tra danneggiamento e riparazione, nelle cellule e nei tessuti si accumulano mutazioni e organuli alterati. Nell’uomo, il progressivo declino dell’organismo si manifesta dal termine dello sviluppo, cioè dopo l’età di 30 anni ed è proprio a partire dai 30 anni che si constata un progressivo aumento della frequenza di tutte le malattie età-associate, a riprova di un fatto troppo spesso dimenticato: l’invecchiamento è il principale fattore di rischio di tutte le malattie della età anziana, e forse ne è addirittura una necessaria concausa.
Perché allora non provare a combatterlo?
Oggi si può invitare ad un fattivo ottimismo, e dimenticare vecchi tabù, che dipingevano l’invecchiamento come fatto ineluttabile o addirittura come castigo divino. Sappiamo infatti che l’invecchiamento può essere contrastato in modo efficace purché su basi scientifiche e non alla rincorsa sfrenata della bellezza solo estetica.
È certo che i geni determinano le grandi differenze di longevità delle diverse specie, ma gli studi su gemelli monozigoti hanno dimostrato che essi contano poco nel determinare le differenze di invecchiamento tra singoli individui (contano meno del 30%). Molto più (70%) dipende dalle scelte di stile di vita e dalle loro conseguenze sui meccanismi di mantenimento della qualità delle cellule. I gerontologi ormai hanno scoperto le cause e i meccanismi dell’invecchiamento e degli interventi anti-invecchiamento, e sanno come si possa contrastare il decadimento senile e prevenire ad un tempo anche la comparsa di tutte le principali malattie dell’età anziana (cardio e cerebrovascolari, degenerative, neoplastiche, diabetiche ecc.).
Ciò che ostacola la prevenzione gerontologica non è la mancanza di conoscenza, ma il fatto che occorre cominciare a combattere l’invecchiamento quando si è ancora giovani (e giovani si è ancora a cinquant'anni!).
Le scoperte scientifiche e le moderne tecniche di laboratorio, consentono oggi di definire:
Tutto questo bagaglio di informazioni mette il medico, attento alla nuova medicina anti-invecchiamento, nella condizione di fornire ai propri pazienti interventi basati sul riequilibrio biochimico individuale, attraverso una strategia terapeutica naturale e ritagliata sull'individuo.
Test per medici
Approfondimenti scientifici
Dai segreti dei centenari le nuove strategie per un invecchiamento di successo
Sabato, 30 Ottobre 2010
E’ noto che fattori ambientali e stile di vita interagiscono con i geni nel determinare il nostro stato di salute e di malattia.
Anche il processo di invecchiamento e delle patologie ad esso correlate non sfugge a questa regola.
Tra i fattori influenzanti il processo di invecchiamento, è da segnalare il progressivo declino nella produzione degli ormoni e soprattutto la perdita di armonia che si realizza a carico di diversi assi endocrini.
La restrizione calorica: nuova strategie per contrastare l'invecchiamento
Mercoledì, 22 Settembre 2010
Articolo apparso sul Giornale di Gerontologia, scritto dal Professor Ettore Bergamini.
E’ assodato che l’invecchiamento, essenziale concausa di tutte le malattie età-associate, dipende in larga misura da un progressivo aumento nelle cellule del numero di mitocondri e perossisomi alterati e quindi dello stress ossidativo.
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